La spinosa questione dell’olio

L’ulivo, si sa, non ha le spine, ma la questione riguardante la produzione e il consumo di olio extra vergine è decisamente spinosa. Il ramoscello d’ulivo in bocca alla colomba della pace è diventato un argomento di discussione politica e sociale molto acceso. Infatti, in Italia ci si lamenta molto di alcuni aspetti riguardanti la produzione e il consumo di olio.

Il primo aspetto riguarda l’importazione di olio, che oltre a quello della grande produttrice Spagna, proviene anche da Grecia e dalla sempre crescente Tunisia. Ma come mai aumenta l’importazione di olio dalla Tunisia mentre diminuisce la produzione di olio italiano? Tutto parte dalla cultura del consumo, molto legato al prezzo. Tantissimi italiani guardano al prezzo piuttosto che alla qualità, e in quanto a prezzo si può cadere molto più facilmente in mano alla concorrenza. Il tutto, con etichette non chiare e volte anche devianti.

Un buon prodotto italiano, come l’olio d’oliva DOP, non può costare poco più della bottiglia di vetro che la contiene. Pochi euro fanno la differenza nella qualità, ma molti italiani preferiscono spendere 3,5/4 euro anziché 7-8 o più, pur di risparmiare. Questo tipo di consumo comprende sia i piccoli consumatori, sia le aziende del settore della ristorazione.

Una maggiore cultura e attenzione possono aiutare molto l’olio italiano e aiutare l’intero settore, che include anche fattori importanti come l’occupazione e la crescita. Buoni segnali arrivano comunque dalle coltivazioni biologiche.

La Xylella, tra fatti e intrighi

Un ulteriore elemento che gioca a sfavore dell’olio italiano è quello della Xylella, un batterio che riesce ad uccidere gli ulivi anche secolari e ne richiede l’abbattimento e la bruciatura al fine di non trasmetterlo agli alberi circostanti. Ad oggi non sono stati ancora trovati metodi curativi, ma si spera bene per il futuro. La Xylella ha colpito la regione con la maggior produzione di olio in Italia, ovvero la Puglia.

A proposito della Xylella, non sono mancate anche voci che richiamano all’attacco batteriologico da parte della concorrenza. Non essendoci prove, non si possono formulare giudizi in tal senso, ma oggi tutto è possibile, in un campo in cui la concorrenza si fa sempre più “spietata”. Stando ai fatti, tuttavia, non si può parlare di complotti o di attacchi nemici, perciò occorre innanzitutto concentrarsi sulle modalità e tecniche di debellamento di tale batterio, che sebbene abbia fatto discreti danni, non si è comunque propagato a livelli estremamente preoccupanti.